mercoledì, 28 novembre 2007

Il tuo adorato amministratore delegato ti ha spedita oggi ad un convegno presso una delle sedi di confindustria. non dirai quì ne il luogo né il nome ne qsiasi altra cosa possa far risalire ai relatori presenti. Perché fra loro c'era un'alta carica di uno dei corpi armati più importanti d'Italia, che non solo è stato il protagonista dell'intervento in assoluto più inutile di tutta la giornata, ma non ha fatto altro che condirlo con doppi sensi erotici banali e stucchevoli. basti pensare che ha esordito dicendo che lui le spoglia,le donne e che per rimanere in materia aveva sbagliato il buco in cui infilarlo (il cavetto del notebook). questo tanto per far capire il tenore del senso dell'umorismo.

Ti sei sentita molto imbarazzata.

miagolato da bluemomo alle ore 15:45
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martedì, 27 novembre 2007

Vorresti avere la palla di cristallo per sapere dove diavolo se ne sta andando la tua vita. Vorresti sapere se tutto quello che stai facendo, se tutte le ansie con cui stai convivendo, se tutte le rinunce che stai compiendo acquisteranno mai un senso o se saranno motivo di rimpianto o di rimorso.

Ti senti tanto un ippopotamo che si move tra i cristalli, magari quello col tutù del cartone disney. ma pur sempre un ippopotamo.

Ti piacerebbe che per una volta, anche solo una volta, la tua vita potesse essere semplice e lineare. Vorresti nn dover sempre arrovellarti e batterti e fare tutta questa fatica. Vorresti vivere anche tu per un po' nella casa del mulino bianco. solo per un po'.

 

miagolato da bluemomo alle ore 15:17
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venerdì, 23 novembre 2007

Dare tutto su un campo da squash e lottare contro un corpo che non si piega e un fiato che non basta. fare la doccia in fretta e ingoiare un macchicken al mac donald, entrare nel cinema e accolarsi in pace contro il petto di traccia che ti tiene la mano e poi svenire a letto sopraffatta dal sonno e dalla stanchezza.

e stamattina non è la sveglia che interrompe il tuo sonno, ma i singhiozzi del tuo gatto che ha ingoiato del pelo. guardi l'orologio e scopri che dovevi già aver timbrato il tuo cartellino a 25 km dal letto in cui ti trovi. ti catapulti in bagno mentre briciola ti segue continuando a singhiozzare. ti lavi e ti vesti in meno di cinque minuti, quando ti fermi sulla porta ricordandoti che quel suono che senti in sottofondo è il tuo amato gatto che continua a singhiozzare. guardi l'orologio e poi sospiri. butti a terra la borsa del pc, la tua borsetta, il sacchetto dell'immondizia e ti togli dalla bocca il cartellino da timbrare. ti accocoli a terra con in braccio briciola, e la culli e l'accarezzi fono a che non sei sicura che abbia smesso.

poi ti precipiti per le scale, accendi la macchina che stiracchia sonnacchiosa il suo motore. parcheggi alla cazzo davanti al primo bar che incontri, che senza cappuccino non se ne parla proprio di mettersi in strada, ingurgiti la tua colazione da 90 gradi celsius e poi ti butti per strada. quando arrivi davanti alla timbratrice hai un ritardo di 40 minuti. butti a terra la borsa per pescare il cartellino, che ne hai comprata una piccolina per trovare più in fretta le cose, ma le cose sono sempre le stesse e il risultato è che ogni  volta che tiri fuori qcsa questa si tira dietro tutto il resto a cui si è aggrovigliata nel tentativo di farci stare tutto. finalmente trovi il cartellino (ma dietro di lui saltano fuori anche le chiavi di casa, l'astuccio dello spazzolino, il pacchetto di sigarette e il portatessere) timbri e poi ti chini per raccogliere la borsa quando

senti

un clamoroso

preoccupante

STRAP

ti sollevi con cautela e il panico è già una lama che ti attraversa lo stomaco.

Ora sei seduta alla tua scrivania. la tua sciarpa attorno ai fianchi. maldestro tentativo di celare il rosa pallido delle tue mutandine.

Se fossi rimasta a dormire forse avresti fatto la scelta più azzeccata degli ultimi dieci anni.

miagolato da bluemomo alle ore 09:21
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giovedì, 22 novembre 2007

50 minuti di

ancora 50 minuti da far scivolare, stretta fra le pareti del tuo uffico, i telefoni delle tue colleghe che suonano a spot, il tuo no, il tuo è sempre muto perché tu fai un lavoro molto più vicino a quello che si direbbe di concetto.

50 minuti e il libro che hai finito di leggere, nascosto sotto il manuale di diritto e pratica doganale, come essere a scuola in un'ora troppo noiosa.

50 minuti e troppi per ignorarli e troppo pochi per mettersi seriamente a lavorare.

50 minuti e tutti i pensieri quotidiani già messi in fila, girati e rigirati nella tua testa e ora non sai più che fare, e la noia e un serpentello che striscia attorno al cuore lasciando solletico e fastidio.

50 minuti da inventarsi qcsa, prima che la mente vaghi per oceani ignoti e paludi fin troppo note, e la sensazione di essere chiuse in una scatola gigante dove non entra l'aria ma non entra neanche mai il sole.

50 minuti e la sigaretta appena spenta nel cortile, troppo presto per accenderne un'altra, che fra qualche ora devi giocare e non vuoi fare la fine dello scorso martedi, quando ansimando sentivi in gola tutto il catrame fumato e inalato negli ultimi tredic'anni di gloriosa carriera da fumatrice.

50 minuti e già pensi che devi andare in posta a pagare la rata scaduta della macchina, che nei giorni scorsi ti sei sempre fatta trovare con una scusa ma temi che fra un po' te la vengano a confiscare la macchina. e pensi anche che devi accendere il navigatore, perché ogni mese vai alla posta e ogni mese ti perdi, e che devi stare attenta a navigare il navigatore, che crede che la posta sia ancora all'uscita di una rotonda che ora non esiste più, che forse esisteva per gli ultimi anni ai tempi di camillo benso conte di cavour, e che del resto è questo il rischio quando si prende un navigatore supermegaiper scassato e stracraccato e anche un po' sfigato.

50 minuti e le scarpe abbandonate sotto la scrivania, mentre fai fare del sano stretching ai piedi inguainati nei collant, che proprio oggi hai deciso di far la fighetta e hai messo le decolletés e poi è venuta giù tutta l'acqua di questo mondo e le tue scarpette sembravano l'archetta di noé.

50 minuti e non hai neanche troppa fama, ma ti sei messa a dieta e pensi che forse non stia funzionando perché se bruciassi di fame ne avresti eccome, tanto che dovresti aver voglia di mangiare un ippopotamo se non fosse che gli ippopotami ti stanno tanto simpatici e che il titolo io sto con gli ippopotami ti sembra il titolo più bello di tutta la filmografia mondiale.

50 minuti e voglia di non fare una benemerita, anche se poi non hai voglia neanche di uscire che il buio già ti guarda dalla finestra che hai accanto e ti ricorda che ti fa paura il buio dell'inverno, coperta liquida e densa che ti fagocita mentre guidi.

50 minuti che nel frattempo sono diventati 13 e 13 ti ricorda le 13 a scuola, quando aspettavi con trepidazione il suono della campanella e per andarle incontro iniziavi a mettere via i libri e i quaderni, ma con fare furtivo e misterioso, per non offendere o irritare il professore inutile che stava spiegando inutilmente con un inutile senso di inutilità.

50 minuti e correrai verso la sera, verso traccia e verso aidan, verso briciola e verso la cuggi, verso il tutto e verso il niente, verso il tuo stasera vorrei che parlassimo un po'e verso la tristezza che, tanto lo sai benissimo, ti rimboccherà le coperte.

50 minuti e allora vai a lavarti i denti che ti piace avere la bocca fresca e i denti puliti, c'hai un po' la fissa dell'alito anche, ma credi che, fumando, avere la fissa dell'alito sia un dovere morale e sociale.

50 minuti e i fari delle auto dei tuoi colleghi che si accendono, loro che timbrano ai zerozero ma tu, che stamattina ti sei alzata tardi e ti sei fermata a far benzina, ora devi recuperare.

50 minuti, e non ti sembra nemmeno una pena troppo grande.

50 minuti per

miagolato da bluemomo alle ore 16:02
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La cosa che più ti inquieta in questo periodo è che vedi con lucidità un sacco di cose, ma non sai veramente cosa farne. Ovvero, tutto ti è finalmente chiaro, ogni meccanismo, ogni sottile sfumatura e più impercettibile significato sono ora nudi davanti ai tuoi occhi, ma questa verità svelata non è sufficiente, non ti è di nessun aiuto. Hai preso atto dello stato delle cose, ma non puoi farci un cavolo e allora senti odore di fregatura.

Vagabonda per necessità, la stasi ti inquieta.

 

miagolato da bluemomo alle ore 09:46
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lunedì, 19 novembre 2007

Pensavi che Praga non l'avresti lasciata mia più.

Di solito provi un sottile senso di disagio nell'essere in terra straniera, completamente disarmata di fronte qualsiasi accadimento possa ricordarti drammaticamente che sei a migliaia di km da casa. di solito ti senti un po' in prestito e vagamente spaesata quando respiri un'aria che non è quella famigliare, sebbene tutto questo non basti per rinunciare ad un viaggio. Ma Praga l'avevi dentro senza saperlo, come quella storia degli anticorpi che tanto ti ha affascinata, che uno se li porta dentro senza saperlo, ma quando incontrano il prorpio virus ecco si riattivano e si legano ad esso, come pezzi perfetti di un puzzle. Tu Praga ce l'avevi dentro e non lo sapevi, ma l'hai riconosciuta subito quando sei uscita dal portone della pensione, e hai respirato titubante l'aria fredda di neve e di antico.  Per quattro giorni Praga ti è scivolata addosso come un vestito, così adatto e così opportuno da dimenticare di averlo. prague

Il braccio stretto intorno a traccia, non esistive altro che quella terra fredda e calda, carica di angosce e di pace, livida di nebbia e ricca di luce. Lì era la tua casa. lì con te la tua famiglia, nelle tue mani aperte il tuo presente, il tuo passato e il tuo futuro.

In aereo hai pianto, bagnando in silenzio il suo sonno profondo. Non volevi tornare alle vostre distanze, alle paure e agli errori, alla solitudine ed alla fatica del vs. non vivervi quotidiano. Non volevi tornare da chi ti aspettava e non volevi essere aspettata. Non volevi più mentire e nascondere e cercare di tenere insieme i pezzi.

Ma hai aperto gli occhi nel tuo letto stamattina. Briciola che vegliava impaziente il tuo risveglio. Nessuno accanto che apriva gli occhi facendo il verso dell'orso. nessuno a cui rispondere altrettanto.

miagolato da bluemomo alle ore 11:13
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martedì, 06 novembre 2007

se qcno mi vivesse accanto e mi ascoltasse con attenzione, saprebbe che io non uso l'ombrello.

ho smesso di possederne uno da quando vivo a bologna. perché amo da morire la pioggia ed il suo sussuro, perché mi piace sentirla fra i capelli e respirarla sulla pelle, perché amo quel senso di libertà e di comunione.

a chi mai, tra le persone che mi sono accanto, verrebbe in mente di regalarmi un ombrello?

aidan una delle persone a me più vicine, mi ha regalato un ombrello.

bellissimo, per carità. di un bell'azzurro pastoso con dei gatti neri disegnati sopra, sistema antivento. ma regalare a me un ombrello è inutile come il caffé decaffeinato.

E' come il parmigiano. mai messo il parmigiano sulla pasta, mi fa schifo sulla pasta. Lo dico ogni volta che me lo offrono. 

anche mia madre continua a chiedermi se voglio il parmiggiano sulla pasta.

mah. 

miagolato da bluemomo alle ore 14:27
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"stanotte ho sognato che rubavo un paio di converse all star blu, mentre tu facevi l'amore con mp e la ro passeggiava per una festa di paese. forse domani dovrei uscire anch'io con uno zio, farmi comprare delle converse blue e farci l'amore mentre la ro gironzola".

"scema"

(è un post tutto per me)

miagolato da bluemomo alle ore 14:20
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ho come l'impressioneche con enzo biagi se ne vada un'epoca, un modo distinto e garbato, senza rinunciare ad acutezza e precisione, di intendere e di fare giornalismo. ho idea che biagi lasci vuoto un posto che verrà inevitabilmente riempito con la spazzatura di oggi.

mi ha colpito molto anche apprendere che sua figlia si è occupata di riviste come novella 2000 e Oggi.

è un senso profondo di tristezza e di vuoto quello che mi pervade. è come se con lui se ne andasse un pezzo di storia, una testimonianza sempre presente di ciò che siamo stati e che siamo, uno stimolo sempre presente a riflettere e pensare.

 

miagolato da bluemomo alle ore 14:17
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