lunedì, 25 febbraio 2008
Tu che vivi da sola, felino a parte, che non ti fai mancare molto, che spendi più in cazzate che in generi di prima necessità, tu che mangi poco e che fai ancora meno la spesa, tu, alla terza settimana ringrazi quando in tasca ti rimangono cento euro.
Ti chiedi come facciano tutti gli altri.
Sarà un pensiero banale, ma se avessi una famiglia non mi sentirei molto serena.
miagolato da bluemomo alle ore
14:30
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Se passi un'altra domenica tappata in casa rischi l'esaurimento nervoso.
Sì che almeno hai trovato il tempo di far le pulizie, con gran soddisfazione della cuggi, senza dover infilare un pezzetto alla volta tra gli scampoli della tua agenda, ma poi non sapevi proprio più come far passare il tempo e sei arrivata a sera con un urlo soffocato in gola che neanche il dr. house e il menùmacdonald ti hanno strappato via.
In più, con la speranza di far passare il tempo in modo astuto, ti sei messa a dormicchiare di pomeriggio, così che la sera a mezzanotte avevi gli occhi pallati di un geco e ascoltavi con rabbia il russare della tua gatta placidamente sistemata nell'incavo della tua ascella destra.
Ti sei persino fatta ammaliare da amicidimariadefilippi che la cuggi guardava a letto, constatando che più che amici avrebbe dovuto chiamarsi nemicidimariadefilippi visto che non facevano altro che dirsi cose sgradevolissime e anche poco educate. Però devi dire che non tutto il male vien per nuocere, visto che l'insonnia (o meglio l'ipersonnia) ti ha fatto assitere ad una scena talmente esilarante che ancora sghignazzi seduta alla tua scrivania. Il bel Gianni non so cosa, ex-marito della barale, ex-ballerino, attuale opinion man di uomini e donne, si è rimesso a ballare nella scuola degli amici nemici di cui sopra. E allora, già trovi da esposto al sindacato il fatto che sto poveruomo ormai quarantenne debba ballare tre volte di fila una coreografia da tarantolati senza poter prendere fiato, ma quando hai visto lo sbadato concorrente sbagliargli una presa e farlo rovinosamente schiantare a terra sei scoppiata a ridere che non riuscivi più a respirare. successivamente, nessuna menzione per il povero gianni, e mano a mano che la trasmissione proseguiva tu invocavi un bollettino medico, come per gli sciatori che si spatasciano contro i pini e dopo un po' te lo dicono come sono messi.
Povero gianni, alla sua età.
miagolato da bluemomo alle ore
09:24
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Del perché certe cose facciano di te una donna un po' zoccola.
Capita, capita, che tu abbia sempre avuto uno spiccato senso dell'umorismo, un amore innato per i doppi sensi, pochissimi tabù nel parlare apertamente di una cosa che trovi fantastica come il sesso (quello che fa stare bene).
Capita che se si deve fare una battuta, se non c'é malizia né maleducazione, se senti che la battuta non va più al di là di quello che è (una battuta), tu al gioco ci stai e vedi e rilanci.
Capita che qualche uomo, questo, non te lo perdoni. Capita che si permetta di farti notare (a te, mai volgare) che certe cose danno un'immagine poco bella di una donna (zoccola, vorrebbe aggiungere) e che dovresti fare come le altre, che alle battute replicano abbassando gli occhi e arrossendo imbarazzate.
Gli uomini... quanto non capiscono un cazzo.
Tu sarai anche disinvolta e spensierata, ma sta di fatto che non hai mai permesso, in tanti anni, a nessuno della palestra di oltrepassare il confine della chiacchiera. Le tue colleghe, che tanto sembrano arrossire, zitte zitte fra un po' devono cambiare palestra per quelli che si sono fatti. (E lungi da te il giudicarle).
miagolato da bluemomo alle ore
07:40
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domenica, 24 febbraio 2008
Ti rendi conto che, sebbene come da copione l'incontro di riconciliazione e di buoni propositi ci sia stato, qualcosa dentro di te si sia rotto.
Ti sembra quasi di vederla, la crepa sul cristallo della vostra storia. Anche se devi ammettere che quella crepa appartiene più al tuo cuore che al vostro essere.
Rifletti molto in questi giorni, in solitudine, tanto per cambiare, e tanti pensieri diventano realtà e stato di cose, quelle che erano sensazioni e pensieri diventano stato dell'essere, assumono una loro consistenza e si assurgono a dati di fatto.
In primis, credi che niente rimanga impunito, e nulla accada senza lasciare delle conseguenze. Non si può calpestare un cuore, un amore, un sentimento pensando che questo possa non avere delle conseguenze. Non si possono fare delle scelte, come quella di non esserci, e poi credere che le assenze non lascino strascichi. Almeno, non su di te.
Poi, ti rendi conto che cominci a pensare e ad organizzare la tua vita come se fossi tornata single, sebbene continui a guardare un telefono muto e a subire con fastidio i malumori altrui. Ma sai che nessun cambiamento è immediato, che ogni porta che si chiude continua a sbattere un po' su se stessa, lasciando filtrare aria gelida dall'inverno che hai chiuso fuori.
E poi ci sono leè incomprensioni, le due lingue che si parlano e che davvero nont rovano un punto d'incontro. E c'é la stanchezza di certi atteggiamenti, di un'aggressività sempre pronta a scattare che non capisci e certo non meriti, un'incomunicabilità che oramai accetti rassegnata. C'é il guardarlo in modo differente, l'ammettere difetti e limiti che una volta celavi con lo stesso amore immenso con cui lo esaltavi.
Per te l'amore è favola, è sogno, è rinuncia, è voglia, è energia, è cercarsi è stringersi è credere è non vedere è dare tutto è non domandarsi mai se ne vale la pena, è orgoglio che s'infrange, è rabbia che soffoca è tutto. Per te è qcsa di talmente sacro e miracoloso che non riusciresti, non concepiresti mai certi atteggiamenti e certe scelte.
Lui ieri era in montagna, con i suoi amici. Ti ha detto che se volevi potevi andare, ma che lui preferiva di no perché aveva voglia e bisogno di stare solo con i suoi amici e rilassarsi e non pensare più a nulla. Tu sei rimasta a casa, perché tutto questo lo trovi legittimo. Quello che non trovi legittimo, invece, è non sapere dove sia adesso, se sia ripartito, se stanotte, mentre scendevano ubriachi con lo slittino alla luce della luna piena, lui si sia fatto male, se sta bene, se gli manchi (è evidente di no) se ti ha pensato, se ora c'é spazio per i vostri, di week end.
E per quanto tutto questo ti faccia stare male, ogni minuto che trascorre nel suo silenzio è un km che vi porta lontani, è una ferita al cuore che allunga la crepa, è una risposta che non trovi.
miagolato da bluemomo alle ore
17:09
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lunedì, 18 febbraio 2008
Stai male. Stai malissimo.
Non sai che fare né cosa credere né a chi credere.
Ti senti smarrita, preda di ondate d'ansia e crisi di pianto trattenute.
Poi t'incazzi con te stessa perché non ti sembra proprio il caso di ridursi così.
Non sai se le cose si aggiusteranno, se sì se no e nemmeno se lo vuoi.
C'é una parte di te che a stento trattiene un vaffanculo tonante da buttar giù i muri.
Un'altra che ancora ama, a dispetto di tutto,e ancora ha bisogno e voglia di comprendere.
Ma non è il tempo delle scelte, è il tempo del dolore, del lutto. Che t'investa pure, tanto.
miagolato da bluemomo alle ore
11:42
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Santo dio, finalmente il week end è finito e tu conti i danni, i morti e i feriti.
L'avevi implorato di non lasciarti sola, proprio in questo periodo che ti senti così giù e cosi abbandonata al mondo.
Non c'é stato verso. La sua rabbia, il suo rancore e dio solo sa cos'altro hanno avuto la meglio.
Dopo l'ultima telefonata di sabato mattina, in cui hai parlato con un perfetto estraneo, uno che urlava e sbavava tanto era incazzato, hai sentito qualcosa rompersi dentro di te. Ti sei rannicchiata su te stessa, ti è sembrato di tornare piccola piccola, di rivivere scene di inferni familiari, quando avresti potuto dire e fare qualsiasi cosa ma avresti solo aumentato di più la rabbia, e saresti sempre rimasta colpevole di qualcosa che non riuscivi a capire.
Ha anche detto che ha sentito fra voi una rottura, che la tua scenata lo ha talmente fatto incazzare che preferiva non vederti per un po, che voi eravate diversi, che tu non lo capivi, che tui lo agitavi e lui non voleva, che in questo momento aveva bisogno e voglia di calma. Gli hai chiesto se era una chiusura, non l'avessi mai fatto, ha urlato come un pazzo che non capivi un cazzo e che lui aveva parlato al vento. Bo.
Non capisci.
Ci hai provato tutti questi infiniti lunghissimi 2880 minuti di sabato e domenica, ma non ti sembra ti trovare un solo motivo per cui meriti questo. allora quattro anni di devozione assoluta non sono proprio serviti a niente. Quello che sai, è che hai trascorso quasi interamente i 2880 minuti rannicchiata a letto, a piangere fino a pestarti gli occhi, a fumare fino ad avere male ai polmoni, a dormire fino a sentirti dentro una bolla di incoscienza, a tremare, fino a doverti rimettere a letto tanto ti sei spaventata. Quello che non hai fatto è stato mangiare, uscire, chiamarlo.
Gli hai già detto che ti dispiace, e ti dispiace davvero se ai suoi occhi hai esagerato, se in qualche modo che non capisci gli hai fatto male o lo hai fatto arrabbiare, ti spiace sinceramente. ma continui a sentire dentro di te che non ti meriti questo, che un dolore così profondo non te lo meriti proprio, tu non gli hai fatto mai cosi male, e se anche avessi sbagliato (bo?) ti sei scusata e non ti sembra giusto ridurti cosi. Ci credi, quando ha detto che per lui certi pensieri sono talmente lontani che non capisce la tua gelosia, ma ci sono mille modi molto più efficaci per aiutarti a superarla.
Ti senti spossata e disperata e confusa e non sai se supererai il rpossimo di week end. Stai malissimo e continui a sospettare di non meritarlo.
miagolato da bluemomo alle ore
07:50
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venerdì, 15 febbraio 2008
Sola e disperata e maltrattata cominci a chiederti se no sia vero, che fai sempre la cosa sbagliata.
miagolato da bluemomo alle ore
13:44
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Andare o non andare stasera a nuotare senza di lui?
Quando si decide di chiudere una pseudostoria si dovrebbe riflettere prima sul fatto che lui sia anche quello che ti sta aiutando a scolpire un fisico che inizia a fare la sua porca figura.
(scusate il pelo di vanagloria, ma concedetemelo, dopo tanti sacrifici, il lusso di amare il mio corpo per la prima volta in 28 anni)
miagolato da bluemomo alle ore
07:49
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giovedì, 14 febbraio 2008
Tesoro mio... ti è andata male. peggio, malissimo.
La N., giocatrice di squash neppure troppo brava, sì certo sopra al media ma ben al di sotto della bravura, dall'aspetto inequivocabilmente affascinante (tocca ammetterlo), fosse solo per questi suoi capelli lunghissimi ed ondulati, il fisico asciutto e tornito dallo squash, l'abbigliamento da donna sicura e à la page, c'ha sempre avuto un debole per te, tanto da proportela ed offrirtela in tutte le ricette in cui la si possa gustare.
Peccato che a lungo fosti fidanzato, e anche dopo per un po' non v'incontraste o chissa, magari un aperitivo assieme di tante leccornie ve lo sorbiste. assai poco m'importa,oramai.
Succede che N. gioca per una delle nostre squadre, mercenaria retribuita per la mancanza di giocatrice del gentil sesso nel ns club. Succede che N. tutti la ricoprano di fili di bava perché si sa, l'omo è omo e se vede una un po' appariscente gli parte l'ormone e tutto il sangue dal cervello defluisce in altre zone e allora addio.
Succede che tu, che tanto millanti una superiorità ascetica nei confronti delle donne, in nome della tua personalissima e più che legittima e nobile ricerca dell'io, un po' la soffri l'ambizione e la vanità di piacere. Succede che io stessa ti sentii con codeste orecchie invitare con particolare interesse, capacità dialettica e solerte galanteria la N. alle cene dopo partita. Succede che io allora te lo feci notare (povera scema), ma credetti senza ciglio battere alle tue motivazioni di puro padrone di casa che ottempera gli obblighi che la noblesse oblige e di tanta galanteria e rara educazione fui pure orgogliosa (poverissima).
Succede che la N. si sia fatta male e non possa giocare le partite più importanti (pensavo di accenderle un cero, povera anima disgraziata che in realtà si è fatta di nebbia perché questa è la coscienza con cui 9 su 10 la gente ottempera gli impegni presi). Succede che con questa squadra e in questa interlega tu non c'entri una benemerita, tanto che non te ne sei mai e poi interessato. Succede che infatti, il capitano della squadra, abbia chiamato più volte la poverina per sincerarsi del suo stato di salute e più volte abbia preso picche.
Succede poi che questo capitano venga da me e lasci a me il numero di lei, che tu hai chiesto. per chiederle se gioca, è la tua motivazione. per avere il suo numero, farle avere il tuo e farti corteggiare, mio caro bel pavone. Non mi risulta che tra le tue qualità ci sia quello di guarire gli ammalati, resuscitare i morti, tramutare l'acqua in vino, camminare sulle acque e cose di questo genere.
Succede che io ti faccia notare questa cosa, con molto rammarico e tanto dispiacere. succede che tu voglia darmi una spiegazione, ma anche che io non la voglia sentire. succede anche che da allora non ci sentiamo né ci parliamo più.
Non sai quanto male ho nel cuore. Non sai né ti dirò quanto mi senta delusa, tradita, offesa, e anche sola e abbandonata. Ma sai che ora io so, al di là delle nobili intenzioni e le psicoterapeutiche spiegazioni, che il tuo voler continuare a nascondere la ns. storia ha un'unica banalissima spiegazione, la cultura del tuo narcisismo e del tuo piacere ed essere amato. i tuoi giochi e battute e doppisensi e palli e rimpalli con la trombona dei computer, con la n., con la pippi, con la zizzi, con la ciucci, con la peppi e sticazzi ricazzi pirazzi.
E allora vai, vai pure amore mio. portati via tutto e anche di più. via sereno per la tua strada, vai dove stracazzo ti pare, vai con dio e vai: io amavo qualcun'altro. di uno così, non so proprio che farmene.
Tesoro mio... ti è andata male. peggio, malissimo. Sceglili meglio, la prossima volta, i tuoi postini dell'amore.
Baci baci.
miagolato da bluemomo alle ore
10:37
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C'é chi, qualunque cosa tu faccia, trova sempre un motivo per rimproverarti o un dettaglio per cui biasimarti o un aspetto per cui criticarti.
Ti chiedi se dovresti dare peso a tutto questo e magari rifletterci, o se dovresti arrenderti al fatto che il problema, evidentemente, non è il tuo. La giusta via starebbe nel mezzo, è chiaro, solo che tu o bianco o nero, di grigi non ne vuoi proprio sentir parlare. è che non lo consideri un colore, il grigio.
Il problema è che il "chi" in questione è una persona in carne ed ossa, con un nome, un cognome ed una sua identità, e purtroppo è anche una persona a cui tenevi molto. a cui tieni? mah. boh.
Oggi hai un gran mal di testa.
miagolato da bluemomo alle ore
08:05
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